Val d'Aso: tre borghi da scoprire d'estate, uno accanto all'altro
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Val d’Aso: tre borghi da scoprire d’estate, uno accanto all’altro
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Ci sono valli che si attraversano senza accorgersene e valli che chiedono di essere percorse piano. La Val d’Aso, nell’entroterra fermano, è di queste ultime. Il fiume nasce sotto il Monte Vettore, scende dai Sibillini e arriva all’Adriatico tra Pedaso e Marina di Altidona; lungo il suo corso la campagna si ordina in filari, oliveti e frutteti (la valle è nota soprattutto per le sue pesche), mentre i paesi restano arroccati in collina, a guardarsi l’un l’altro da un crinale all’altro.
Tre di questi borghi – Altidona, Moresco e Lapedona – distano pochi chilometri e si possono visitare nello stesso giorno, anche se ciascuno meriterebbe la sua giornata. L’estate li mette nella luce giusta: le sere che si rinfrescano appena cala il sole, le piazze che tornano a riempirsi, i vicoli di pietra che di notte restituiscono il calore accumulato durante il giorno. Vale la pena avventurarsi dove molti turisti non arrivano.
Moresco, il borgo dalla torre a sette lati
Moresco si annuncia da lontano con un elemento architettonico unico: una torre a sette lati. La Torre Eptagonale fu alzata nel corso del Duecento come punto di avvistamento, e ancora oggi sorprende per la sua forma: la base è quadrata, la sommità a ettagono, venticinque metri che si stagliano sui tetti come una geometria impossibile eppure perfettamente in piedi. La si visita nei fine settimana, e dalla cima lo sguardo corre fino al mare da un lato e ai Sibillini dall’altro. Si capisce subito perché Moresco è entrato nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.
Il centro storico disegna una pianta ellittica e converge in Piazza Castello, piccola e di forma triangolare, chiusa da una fila di portici. Quei portici non sono un vezzo architettonico: sono ciò che resta della navata sinistra della chiesa di Santa Maria di Castro, demolita nell’Ottocento. Sotto uno di essi si conserva un affresco di Vincenzo Pagani, il pittore cinquecentesco di queste valli che torneremo a incontrare poco più avanti. Sopra la porta d’ingresso veglia la Torre dell’Orologio, mentre la parrocchiale di San Lorenzo e Niccolò, di origine settecentesca, raccoglie la devozione del paese. Moresco si attraversa per intero in poco tempo, ma sa come non farsi dimenticare.
Lapedona, il castello affacciato sul mare
Da Moresco si scende verso il fiume e si risale sul versante opposto. Lapedona sta a duecentosessantatré metri d’altezza, a soli cinque chilometri dal mare, incastrata fra due vallate strette che corrono parallele verso la costa. Il primo nucleo si formò intorno all’anno Mille attorno a piccole chiese e monasteri; nel Duecento prese la fisionomia del castello fortificato, uno dei tanti che servivano a difendere il territorio fermano dalle incursioni che arrivavano dal mare e dalla vicina linea di confine con Ascoli.
Si entra ancora oggi dalle due porte originarie, Porta da Sole e Porta Marina, quest’ultima coronata di merli a coda di rondine. Dentro le mura il tempo si è depositato a strati. C’è la chiesa romanica di San Quirico, con una cripta sorretta da colonne dai capitelli tutti diversi l’uno dall’altro, quasi che ogni scalpellino avesse voluto lasciare la propria firma. C’è la chiesa di San Giacomo e Quirico, che custodisce opere attribuite a Pietro Alemanno, pittore di scuola crivellesca, e una statua lignea del santo patrono. E fuori dall’abitato, isolata tra i campi, la minuscola chiesa della Madonna Manù, dell’XI secolo. Persino sotto il portico del palazzo comunale, quasi di sfuggita, si nota un cippo funerario romano: la prova che questi colli erano abitati molto prima che sorgessero i castelli. D’estate la sera da non perdere è quella di Musica in Collina, quando Piazza San Lorenzo si riempie di note e di gente seduta sui gradini.
Altidona, il fuso che guarda la valle
Altidona ha una forma che si coglie per intero solo dalla mappa, o dal suo Belvedere: stretta e allungata come un fuso, con un’unica via che la percorre da una porta all’altra. Sta a duecentodue metri, sospesa tra la collina e i tre chilometri di spiaggia naturale che il suo territorio raggiunge più in basso, a Marina di Altidona. Il castello fu eretto dai monaci Farfensi e benedettini e passò sotto il dominio di Fermo nel Cinquecento; le mura, ben conservate, si aprono ancora nelle loro quattro porte d’accesso, ciascuna affacciata su un punto cardinale della valle.
Il Belvedere era una torre d’avvistamento e oggi assolve a un compito più mite: lasciar correre lo sguardo sulla Val d’Aso, sui filari, sui peschi in fila e sul nastro del fiume che punta dritto al mare. Nella chiesa parrocchiale si conserva un’altra tavola di Vincenzo Pagani, una Madonna col Bambino tra due santi e il committente che l’ha commissionata. È la stessa mano vista a Moresco, a pochi chilometri di distanza: due borghi diversi, lo stesso pittore, e l’impressione netta che questa valle, cinque secoli fa, fosse molto più connessa di quanto la sua quiete attuale lasci immaginare. Bastava un crinale, e si passava da una committenza all’altra.
Un itinerario, tre tesori
Tre borghi, un fiume, una manciata di curve. Si possono visitare in una giornata sola, ma c’è un modo migliore di farlo: fermarsi a dormire in zona, mangiare quello che la valle produce, salire al fresco la sera e lasciare che ogni paese racconti la propria parte senza fretta. La Val d’Aso premia chi rallenta, perché è nei dettagli che si nasconde quasi tutto: un capitello scolpito a mano, un affresco sotto un portico, una porta che guarda il mare.
Per scoprirli con ordine è appena uscito un libro pensato esattamente per questo. I tre tesori della Val d’Aso di Nicolas Amici accompagna il lettore tra Altidona, Moresco e Lapedona seguendone la storia, l’arte e le leggende, fino all’enogastronomia e alle feste che ne scandiscono l’anno. Amici non scrive da turista di passaggio: è guida turistica di tutti e tre i comuni, e la differenza si sente nella naturalezza con cui apre porte che di solito restano chiuse. Il suo è un invito al viaggio lento, quello che si fa con le scarpe comode e senza l’orologio in tasca.
Un itinerario tra Altidona, Moresco e Lapedona: storia, arte ed enogastronomia, ma anche eventi, feste, santi e leggende popolari. Lo firma Nicolas Amici, storico dell’arte e guida turistica dei tre comuni. Un invito a viaggiare piano, e a fermarsi davvero.
I tre tesori della Val d’Aso è disponibile in pre-ordine a 15 €. Portalo con te prima di salire in collina.
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