Leopardi, il lato che la scuola non racconta
Radici
Leopardi, il lato che la scuola non racconta
Se pensiamo a Leopardi dopo averlo studiato a scuola, ricordiamo tutti le stesse cose: la malinconia, i problemi di salute, lo studio matto e disperato e un’infelicità quasi pervasiva. È un’immagine veritiera, ma non completa, e rischia di allontanare per sempre chi incontra il poeta recanatese a quindici anni, in una lezione di italiano.
Il “poeta del pessimismo” è più complesso: sa essere anche ironico, appassionato. Due titoli del nostro catalogo raccontano proprio queste sfaccettature.
Prendersi gioco del potere
Pochi sanno che Leopardi ha scritto un intero poemetto satirico prendendo in prestito la struttura della Batracomiomachia, l’antico testo pseudo-omerico che racconta la guerra tra rane e topi. Nei suoi Paralipomeni della Batracomiomachia, sotto la superficie ironica, si nasconde una critica affilatissima alla politica del suo tempo: un genere che oggi chiameremmo poema eroicomico.
La scelta del genere non è casuale. Il poema eroicomico, che racconta con stile grandioso fatti che di grandioso hanno ben poco (come una guerra tra rane e topi) è uno stratagemma antichissimo. Permette di dire qualcosa di scomodo nascondendolo dietro una facciata ironica, di prendersi gioco del potere a sua insaputa. Leopardi lo sceglie proprio per questo motivo e lo costruisce con un’ironia che a scuola raramente emerge, schiacciata com’è sotto il peso dello Zibaldone e delle canzoni patriottiche.
Chiara Pigaiani, illustratrice veronese classe 2003, ha trasformato quel poemetto in una graphic novel a fumetti. La storia è quella raccontata da Leopardi: dopo la rovinosa battaglia contro rane e granchi, i topi devono trovare un modo per proteggere la propria città, e al condottiero Leccafondi tocca il compito quasi impossibile di negoziare la pace con il nemico. Il registro è leggero, i disegni scorrono via veloci, ma la struttura del testo originale resta intatta sotto la superficie.
Graphic novel ispirata a Leopardi
Dopo la battaglia contro rane e granchi, i topi cercano la pace: la satira politica di Leopardi diventa una graphic novel leggera e originale.
Parole che litigano
Il secondo titolo si occupa più del mestiere della scrittura che della storia letteraria. La lotta degli ossimori, di Camilla Gennari, racconta di Giacomino e del suo quadernino giallo, dove parole, figure retoriche, punti e virgole si dimenano nel tentativo di convivere serenamente in poche righe. È un modo fantasioso di rendere visibile quello che a un lettore normalmente resta nascosto: il lavorio dietro un verso, la fatica di far stare insieme due parole che dovrebbero respingersi e che invece, messe vicine, producono un effetto unico.
Non è un caso che il libro scelga proprio l’ossimoro come campo di battaglia. È la figura retorica più leopardiana che esista: il “dolce naufragar”, per dire solo l’esempio più citato, tiene insieme due parole che si escludono a vicenda e ne fa una delle immagini più famose della poesia italiana. Raccontare quella tensione come una lotta letterale, con le parole che si dimenano sulla pagina di un quaderno, è un modo per far intuire ai lettori più giovani che dietro ogni verso perfetto c’è stato del disordine prima di arrivare all’ordine.
Camilla Gennari si è laureata in Lingue e Letterature straniere all’università di Urbino e ad oggi continua a coltivare la sua passione per la scrittura creativa.
Il processo creativo, raccontato da dentro
Le parole di Giacomino si accapigliano in un quaderno giallo, prima di trovare l’ordine di un verso perfetto.
Un altro modo di tornare tra i banchi
Settembre è alle porte e, per chi ha figli, è anche il mese in cui i libri di scuola tornano a occupare lo zaino, e con loro tornano gli autori “obbligatori”: quelli che si studiano perché è previsto, non per scelta. Leopardi rischia sempre di finire in questa categoria, con l’aggravante di un’immagine da manuale che lo rende, agli occhi di un tredicenne, il meno invitante tra i classici. Mettere in mano a un ragazzo un fumetto o la storia di un quaderno dove le parole si accapigliano non sostituisce lo studio scolastico, ma può cambiare la premessa da cui si parte: non “un poeta triste da spiegare”, ma un autore che ha giocato con la satira e con le parole come chiunque altro scriva, prima ancora di diventare un nome sui libri di testo.
Chi cerca ancora quel Leopardi da manuale lo trova comunque, intatto, in ogni antologia. Ma chi è curioso di scoprirlo da un’altra angolatura, quella satirica e quella del mestiere di scrivere, ha ora due strade diverse da percorrere.
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