“Dolce vita da cani” – Recensione su Lo Specchio Magazine – dic. 2014

Ne ha passate tante Recanati nella sua storia millenaria. Ma questa è la prima volta che le succede di trovarsi in bocca a un cane. Che fa da guida ai turisti, innamorati di Leopardi e Gigli e anche di un paesaggio bello come pochi.
Black Star è un beagle fiero delle sue antiche origini inglesi, sognatore e cacciatore di illusioni (come quando si domanda perché mai lui non può essere un poeta), sornione e un tantino snob, poco propenso a dare confidenza: quasi sempre gentile, educato e galante; a volte malinconico, occasionalmente lunatico.
Tuttavia, il mestiere di guida sa farlo.
Attraverso i suoi occhi e non pochi esilaranti giudizi, alla fine delle camminate cui ci costringe riusciamo ad avere un quadro chiaro di quello che possiamo aspettarci da una visita o da un soggiorno a Recanati.
E pare un cane preparato per il compito che gli ha affidato l’autrice: come ogni guida che si rispetti, coglie e racconta l’essenziale del monumento o della chiesa, del personaggio o del fatto storico legato a un luogo. Vero è che a volte sembra ragionare un po’ troppo come la padrona, quasi fosse un portavoce dei sentimenti e delle sensazioni di Silvia, che adora e alla quale ha perdonato di cuore il cognome.
Black star è un beagle portatore di ponderatezza e sano giudizio, che sa chi comanda (non lui) e non crede sia una buona idea fargli la guerra avendo tutto da rimetterci: dal calduccio di casa alle sempre alettanti crocchette, dalla ciotola di acqua fresca all’affetto di tutti gli umani che affollano l’appartamento dove vive.
Perciò ha coscienza che deve guadagnarsi la pagnotta. Vista con i suoi occhi, Recanati è un bijou. Una città “bellissima”da qualunque parte la si guardi. Dall’alto, per esempio “… lo sguardo si ferma sui tetti dei vecchi borghi, dove la vita sembra scorrere lentamente, il tempo si riposa per lasciare spazio alle atmosfere leopardiane ricche di storia e tradizioni”.
Con i suoi commenti il cane-guida compone una sinfonia per la città dove prevale il suono di volta in volta malinconico e esaltante del violino: avete presente la danza ungherese n. 5 di Joannes Brahms, inno dell’anima zigana? Mettetelo in sottofondo allo spettacolo che segue: ” …Recanati, e in lontananza le colline… e poi il mare così lontano e nello stesso tempo vicino da sentirne l’odore. Io annuso, annuso, e sento nell’aria il gentile profumo dell’odore di ginestra, i campi coltivati di lavanda, di girasoli… ” Fatelo, poi ci direte.
Con tutto ciò, Black Star è fedele osservante dei doveri del proprio stato di animale. Intanto si ricorda sempre di esserlo anche nei momenti in cui la fantasia lo fa parlare al modo degli umani.
Da vero cane disdegna la compagnia dei gatti, fosse pure quello che vive sullo stesso pianerottolo, in casa della zia. La sua vita sentimentale è tranquilla, ma a volte ha dei sussulti come quando si innamora della cagnolina bianca con le piccole orecchie marroncine: io mi son un che, quando/ Amor mi spira noto e a quel modo/ ch’è ditta dentro vo significando…
Insomma, un essere felice di quello che ha, soprattutto del contratto con la signora Silvia, forte più del ferro perché firmato con il cuore, il che lo mette al riparo anche dall’abolizione dell’articolo 18.
In qualche caso la sua natura gioiosa si vela di amarezza, per esempio se riflette su certe cose cattive che gli umani fanno ai cani: “La violenza su noi animali è ancora un fatto quotidiano; alcuni “padroni ” si sentono in diritto (considerandoci una proprietà) di tenerci legati a una corda, abbandonarci in strada durante il periodo estivo, o, in casi più estremi, farci combattere fra di noi, per scommesse clandestine… Se volete vivere con noi quattro-zampe, in armonia, dovete guadagnarvi il nostro rispetto, essere affidabili e affettuosi… ”
Ha ragione Black Star. Tanto che il suo monito ci ricorda Alfred Hitchcock e i suoi uccelli: maltrattali, tormentali, uccidili oggi e poi domani e poi dopodomani… alla fine si ribellano e ti fanno passare un quarto d’ora di quelli brutti assai.